Alpi Marittime: breve report di un climbing trip al Corno Stella e Rocca la Meja

Alpi Marittime: una zona che mi ha sempre ispirato, forse per il nome che mette assieme mare e montagna, i due ambienti naturali che amo di più.

Per me e Chiara questi ultimi giorni sono stati l’occasione per dare una prima sbirciata alle infinite possibilità che offrono queste magnifiche montagne, il posto ideale per prenderci un po di vacanza dopo un’intensa estate di lavoro.

Entrambi siamo rimasti molto contenti e soddisfatti: abbiamo passato due giorni nell’anfiteatro del Corno Stella e scalato una bella via sulla Rocca la Meja.

Il Corno merita la sua fama: è una montagna unica nel suo genere, a partire dalla roccia che somiglia a un granito, ma è lavorata come un calcare con alveoli e buchi che nella parte finale della parete mi hanno ricordato la roccia lavorata dal vento delle guglie d Frey in Patagonia.

Il rifugio Bozano è un vero rifugio di montagna, piccolo, semplice e frequentato prevalentemente da alpinisti o da escursionisti che comunque si guadagnano il pranzo perché non esistono funivie a stemperarne l’accesso. Uno di quei posti dove ti senti a casa e dove ti verrebbe voglia di passare almeno una settimana scalando ogni giorno una via diversa e rilassandosi nel pomeriggio. 

Nel settore basso del Corno abbiamo scalato “regalami un sorriso” del mitico Alessandro Grillo, concatenando la classica Campia, nel settore centrale della parete. Quest’ultima mi ha colpito molto: una via entusiasmante e non banale con una roccia di rara bellezza. Il traverso del terzo tiro lascia spazio a una placca stupenda attraversata dalla magnetica venatura di quarzo che taglia tutta la parete. Fa pensare che sia stata aperta nel 45′ con 4 chiodi…

Lasciato il rifugio e consigliati dall’amico Luca Bianco, abbiamo optato poi per una capatina in Val Maira: via eterni Peter Pan, Rocca la Meja. Il meteo ci ha regalato una delle giornate più belle dell’estate. La via merita di certo, arriva al 6a+/6b ma non è da sottovalutare. L’arrampicata è molto varia, conta tiri in placca dal calcare compattissimo, diedri, canali, un pilastrino e un elegante traverso. La roccia è generalmente bellissima (soprattutto sui muri iniziali), ma in alcuni tratti, dove si fa più frastagliata, occorre muoversi con delicatezza. La cima, poi, regala un panorama mozzafiato. Scesi a valle schivando le tane delle marmotte, io e Chiara ci siamo goduti le ultime ore dorate e solitarie del tramonto. Ad accompagnarci, solo il tintinnio dei pascoli e il suono dei nostri passi.

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